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lunedì 7 febbraio 2011
BENDANDI Raffaele
"RAFFAELE BENDANDI Raffaele Bendandi, nacque il 17 ottobre del 1893 a Faenza da una modesta famiglia e la mancanza di possibilità economiche non gli consentirono di effettuare studi superiori. (fig.1)
Fig.1
A soli 10 anni rivela già un grande interesse per l’astronomia e per la geofisica. Dotato per natura di notevole abilità manuale (il suo lavoro sarà sempre quello di scolpire il legno), tre anni dopo si costruisce un telescopio ed esegue le prime osservazioni del disco solare. Nel 1908, subito dopo il disastroso terremoto di Messina, si dedicò principalmente ai terremoti. Nel 1915 fondò un Osservatorio geofisico nel quale fece le prime esperienze con strumenti ideati e fabbricati da lui stesso, che successivamente, avrebbe prodotto e venduto in diverse Università americane. L’Osservatorio si occupava di ricerche astronomiche, geofisiche, magnetiche, cosmiche, atmosferiche e di radioattività atmosferica. Verso il 1919, dopo una lunga serie di esperimenti effettuati con i suoi strumenti in una grotta degli Appennini, scopre che la crosta terrestre subisce degli effetti mareali simili a quelli degli oceani e quindi è soggetta agli effetti di attrazione gravitazione del Sole e della Luna. (fig.2)
Fig.2
Formula, quindi, la teoria “sismogenica” con la quale si accinge alle previsioni dei movimenti della crosta terrestre (terremoti). Nel 1924 sul Corriere della Sera, dopo una clamorosa conferma alle sue previsioni, appare un articolo intitolato: Colui che prevede i terremoti. La sua fama presto esce dai confini nazionali per diffondersi in tutto il mondo. (fig.3)
Fig.3
Nel 1927, durante l’era fascista, per motivi, pare, di ordine pubblico, viene costretto a non pubblicare più le sue previsioni di terremoti in Italia. Continua però, a diffonderle in giornali stranieri (America). Nel 1931 affida all’Accademia Pontificia e all’Accademia dei Lincei il metodo base per la interpretazione del ciclo un decennale del Sole (macchie solari e attività radiante). Pubblica, autofinanziandosi, il volume Un principio fondamentale dell’Universo nel quale descrive il meccanismo che governa il ciclo undecennale dell’attività del Sole. (fig.4)
Fig.4
Fig.6
Nel 1959, annuncia la scoperta di un nuovo pianeta del Sistema Solare che orbita tra il Sole e Mercurio e lo chiama Faenza. In realtà i pianeti scoperti da Bendandi, in quella regione di spazio sono due: quello appena citato ed un altro più esterno, ancora in via di formazione. Ma non è finita. Poiché le sue previsioni dei movimenti tellurici si basano anch’essi sulla somma vettoriale delle forze gravitazionali dei pianeti del sistema solare e della Luna rispetto alle varie regioni della Terra, si accorse che, affinché tali previsioni, fossero davvero esatte, doveva supporre la presenza di quattro enormi masse planetarie orbitanti oltre il pianeta Nettuno (considerando egli il pianeta Plutone alla guisa di un asteroide). Di tali pianeti extranettuniani né calcolò la massa, la distanza dal Sole e la durata della loro rivoluzione orbitale. Lo scienziato americano Wood e successivamente l’astronomo inglese Smith, perfezionando il metodo di Bendandi riescono a far combaciare esattamente le previsioni dell’attività solare alle reali manifestazioni dell’astro dovute al suo ciclo un decennale. Ebbe la soddisfazione di avere alcuni riconoscimenti ufficiali quali la nomina a membro della Società Sismologia Italiana, della Accademia Torricelliana di Scienze e Lettere, a quella internazionale “Artis Templum” e di essere nominato Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. (fig.5)
Fig.5
Il 3 novembre 1979 Bendandi muore a Faenza. Il 27 dicembre dello stesso anno viene aperto il plico depositato da Bendandi nel 1931 all’Accademia Pontificia. Ma cosa era contenuto in quelle comunicazioni? Ecco il testo della prima. Il ciclo undecennale dell’attività del Sole, che tanto ha affaticato la mente degli scienziati, avidi di conoscere le cause che lo determinano, è stato da me spiegato nel modo più assoluto in tutte le complesse caratteristiche che presenta. Riservandomi di esporre dettagliatamente in un’apposita pubblicazione il completo meccanismo della teoria, in ogni suo particolare dettaglio, ritengo utile, anzi, necessario, di fissare quelle principali conclusioni alle quali sono pervenuto depositandole in in plico sigillato presso questa onorevole accademia pontificia dei nuovi lincei onde salvaguardare l’assoluta priorità della scoperta. (fig.6)
Premesso questo breve chiarimento, passo ad esporre i vari punti del mio studio: le definitive conclusioni. 1) Il ciclo un decennale della attività del sole non…che il prodotto di una poderosa marea solare determinata dal periodico sommarsi degli sforzi attrattivi dei pianeti Venere, Terra e Giove. Le ben note leggi che presiedono alla produzione della marea oceanica, servono quindi egregiamente, nel nostro caso, a darci la spiegazione più esatta e rigorosa di ogni particolarità del fenomeno. 2) Basandomi sulle durate medie delle rivoluzioni sinodiche: Venere giorni 583,92 e Giove 389,98, noi perveniamo ad una media del ciclo un decennale uguale ad anni 11,070, ma questa, sebbene in pieno accordo coi primi massimi osservati da Galilei, non può ritenersi definitiva essendo ben noto che le stesse rivoluzioni planetarie vanno soggette a sensibili variazioni dovute alle perturbazioni esplicatesi fra i diversi corpi celesti del nostro sistema. 3) Le eccentricità delle orbite descritte dai pianeti suddetti originano le variabilissime durate del ciclo un decennale tanto da farlo oscillare da un minimo di otto anni ad un massimo di 14. 4) Dal rapporto numerico esistente fra le diverse rivoluzioni dei tre corpi, Venere, Terra, Giove, già citati, scaturiscono le differenti intensità dei vari massimi sia un decennali che di più lungo periodo come quelli oiù esatti di 77,442 e 885 anni. 5) L’inclinazione dell’asse solare – facente un angolo di sette gradi con la perfetta perpendicolarità al piano dell’eclittica – determina una importante anomalia la quale (assieme a quella prodotta dalle diverse inclinazioni delle orbite planetarie) imprime all’andamento del fenomeno una oscillazione di lungo periodo che ne complica vieppiù l’irregolare manifestarsi. 6) Lo stato di particolare viscosità che l’immensa sfera del sole presenta ostacola il pronto manifestarsi del fenomeno cosìcchè i primi impulsi perturbativi si annullano per vincere gli attriti, originando in tal modo il caratteristico andamento della curva un decennale il cui ramo ascendente, si mostra più rapido del discendente. 7) Nella ridda incessante delle fantastiche correnti superficiali e particolarmente per le rilevanti resistenze incontrate deve necessariamente generarsi con tanta energia termica, tal copia di calore da rifornire continuamente l’ardente fornace compensandola delle perdite che inevitabilmente deve incontrare per la sua continua irradiazione nello spazio. 8) Dopo quanto ho detto, il fenomeno della periodicità un decennale delle diverse manifestazioni solari, altro non è che la conseguenza di un battimento, risultante dalle differenti rivoluzioni dei tre pianeti Venere, Terra e Giove, le cui masse circolando attorno al Sole vengono appunto ad ogni undici anni a trovarsi rispetto detto corpo celeste, perfettamente allineate sommando così i loro sforzi attrattivi. 9) Non sarà male chiarire che, affinché l’allineamento si compia non è affatto necessario che tutte le masse planetarie siano situate dalla stessa parte del Sole ma, come la marea oceanica ci insegna, siano le forze cospiranti (novilunio) o contrarie (plenilunio) gli effetti risultano pressocchè gli stessi, per conseguenza nel grandioso processo della marea solare, siano le varie masse planetarie situate tutte dalla stessa parte, oppure occupino posizioni perfettamente opposte rispetto al Sole, nel primo, come nel secondo caso, gli effetti che ne derivano saranno sempre gli stessi. 10) Questo preciso meccanismo teorico, mentre ci dà la spiegazione più completa della curva un decennale della attività del Sole, ci permette di risolvere il difficile problema delle stelle variabili. Spiegando ogni più bizzarra variazione luminosa sia per ampiezza che per durata, e tutte le altre particolarità inspiegabili. FAENZA OSSERVATORIO GEODINAMICO li 10 marzo 1931 Raffaele Bendandi Ora gli innumerevoli appunti, testimonianza, libri (fig.6), monografie, strumenti e altri materiali sono raccolti nella sua casa divenuta Museo detta “La Bendandiana”. Il comune di Faenza a sua memoria gli ha intitolata una scuola elementare. (13/11/05) - F.Zampieri - © A.C.N.R."
materiale gentilmente offerto da Tigre
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