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sabato 16 ottobre 2010

LOTTA AL TUMORE AL SENO

un pensiero per chi ogni giorno deve lottare contro questo terribile problema

giovedì 30 settembre 2010

SIGARETTE

la sigaretta crea SEMPRE problemi.....regala anche tu un portacenere a chi ami

domenica 13 giugno 2010

PUBBLICITA' ABORTO

Il governo inglese ha deciso di porre freno al dilagare delle gravidanze indesiderate tra le teen-ager inglesi
Dopo aver varato un progetto che consente la distribuzione della pillola del giorno dopo alle undicenni che ne facciano richiesta presso le infermerie scolastiche garantendone l’anonimato , ora il governo britannico, consentirà ai centri specializzati per l’interruzione della gravidanza di farsi pubblicità in tv o alla radio con una serie di spot pubblicitari,
Altra novità , gli spot sui profilattici potranno essere trasmessi negli orari di massimo ascolto televisivo da parte dell’utenza più giovane.
Le autorità inglesi sostengono la necessità di queste iniziative anche per ridurre il sempre più crescente numero di casi di sifilide , gonorrea, clamidia ed herpes tra gli under 16.
E’ una situazione a dir poco “particolare” , rimango un po’ interdetto nell’immaginare uno spot pubblicitario sui profilattici durante l’interruzione di un cartone animato tra le pubblicità dello zainetto Barbie o del nuovo video gioco della Nintendo, ed ancor più perplesso di come potrebbe essere lo spot di un centro per l’interruzione della gravidanza , che si contende la “clientela” offrendo prestazioni concorrenziali
Non mi sento un bigotto , ma queste cose mi turbano un po’ , mi è difficile accettare l’accostamento di questi problemi a quello che considero il mondo dell’infanzia, è dura da mandar giù l’idea che una ragazzina di 11 anni debba affrontare il problema dell’aborto, da quanto si legge non siamo davanti ad un caso isolato , ma ad un fenomeno che sembra diffondersi sempre più e quel che è peggio ,è la costatazione eclatante del fallimento della famiglia e lo stato che si fa genitore di tutti quegli adolescenti orfani di genitori troppo impegnati per pensare a loro, non si può pretendere che lo Stato entri nella camera di ogni nostro figlio e si confidi con lui spiegando e dando consigli, l’educazione dei nostri figli tocca a noi , ed è imperativo trovare il tempo per loro, non affidiamo ad altri la loro educazione o presto potremmo avere future generazioni con una moralità ed un rispetto per la vita vicino allo zero assoluto, ricordiamoci che la qualità del nostro futuro dipende dall’amore e dai valori che abbiamo saputo dare ai nostri ragazzi , sarebbe grottesco l’abbinamento feto/scomodo = aborto o vecchietto/scomodo = eutanasia….

COMMERCIO D'ORGANI

Singapore ha legalizzato il commercio di organi tra donatori in vita e coloro che necessitano di trapianto, il governo della città stato ha sottolineato che la nuova legge non autorizza il commercio di organi ma fissa regole certe correggendo posizioni estreme che criminalizzavano ogni tipo di pagamento ai donatori.
In poche parole non potendo contrastare il mercato nero degli organi , Singapore ha creato un tariffario che regolerà questo genere di trattazioni, anzi secondo il Ministero della Sanità questo provvedimento potrebbe creare un turismo sanitario verso la città stato da parte di clienti stranieri in attesa di trapianto
Visto e considerato che a quelle latitudini si applicano già terapie genetiche che nei nostri centri ospedalieri non vengono neppure considerate , ora con la prospettiva di un trapianto facile si potrebbe veramente dire che basta una vacanza per rimetterti a nuovo….

CIOCCOLATO AFRODISIACO

questa notizia potrebbe incentivare i regali di cioccolato....

(ANSA) - ROMA, - Ne' peperonicino, ne' ostriche: solo il cioccolato fondente pare davvero avere un effetto positivo sulla disposizione dell'uomo al sesso. Lo afferma l'endocrinologa Katherine Esposito, della II Universita' di Napoli, al convegno sull'andrologia ad Abano(Padova). 'Tanti cibi possono dare un senso di benessere generale che puo' tradursi anche in benessere sessuale, ma le uniche evidenze scientifiche riguardano il cioccolato'. Garantendo un maggiore afflusso sanguigno, favorisce l'erezione.

GUARIRE COL SONNO

dormire rinforza il sistema immunitario, se ciò fosse provato , il sistema immunitario dei dirmiglioni sarebbe più efficente....

Dormi che ti passa

Uno studio italiano indaga i meccanismi che regolano il rapporto tra il sonno e la risposta immunitaria dell’organismo. Su Nature Reviews Neuroscience

 Quando la prossima influenza ci renderà particolarmente assonnati, sapremo a chi dare la colpa: alle citochine. Ma i frequenti pisolini, al contempo, aiutano a combattere le infezioni. In un articolo pubblicato su Nature Reviews Neuroscience, Luca Imeri dell’Università degli Studi di Milano e Mark Opp dell’Università del Michigan, spiegano che il sonno e il sistema immunitario si influenzano a vicenda per mezzo di una particolare classe di proteine, le citochine, per l’appunto, tra le quali troviamo l’interleuchina-1. Un risultato che arriva dopo dieci anni di studi.

Sino a oggi si pensava che l’interleuchina-1 agisse solo nel sistema immunitario, in risposta alle infezioni, mentre i due ricercatori hanno scoperto che viene prodotta e opera anche nel cervello, sia in condizioni normali, sia nel corso di una malattia. Questa molecola agisce sui neuroni che regolano il sonno, nonché sulla serotonina - uno dei neurotrasmettitori che mediano la comunicazione neuronale. Secondo i ricercatori, quando si attiva il sistema immunitario, i ritmi del sonno vengono alterati a causa dell’azione delle citochine. Questa alterazione, a sua volta, serve per rispondere alla febbre e aiutare l’eliminazione dell’agente infettivo. Durante una sindrome influenzale, infatti, ci si addormenta più frequentemente, mentre vaccinarsi durante periodi in cui si dorme male diminuisce l’efficacia delle vaccinazioni.

“Il sonno, fenomeno essenzialmente cerebrale, coinvolge tutte le funzioni di un organismo, dalla regolazione della pressione arteriosa alla modulazione della risposta immunitaria”, spiega Luca Imeri. “Il sonno, a sua volta, risente di quello che avviene nell’organismo”, conclude Imeri, “compresa la risposta immunitaria”. (m.s.) tratto da Galilleo giornale di scienza e pètoblemi globali


Riferimento: Nature Reviews Neuroscience, DOI: 10.1038/nrn2576

INCENSO ED EFFETTI

lo sapevate che l'incenso può avere un effetto allucinogeno ?

La blanda alterazione provocata dall’incenso e il suo ruolo nelle religioni

SchwartzReport 19 ottobre 2008

La blanda alterazione provocata dall’incenso e il suo ruolo nelle religioni
MEREDITH SMALL , Human Nature Columnist - LiveScience

Educata in ambiente cattolico, ho trascorso gran parte della mia giovinezza in ginocchio dinanzi all’altare di una chiesa, a inalare incenso. A ogni messa, il chierichetto porgeva l’incensiere di ottone al prete, che lo agitava in direzione dei fedeli in segno di benedizione, diffondendo il fumo nella mia direzione. In realtà, io e i miei genitori non sapevamo che, con quel gesto, il prete stava anche spargendo verso di me una droga dall’azione blandamente alterante.

L’incenso può avere un valore simbolico durante le cerimonie religiose ma ha anche, e non tanto casualmente, giocato un ruolo importante nel raccogliere proseliti. Un gruppo di neuroscienziati provenienti da tutto il mondo ha annunciato che uno dei componenti della resina ricavata dall’albero Boswellia, meglio noto come incenso (sì, la stessa sostanza portata a Gesù Bambino da uno dei Re Magi), è in grado di alleviare, attraverso un’azione biochimica, l’ansia nei gatti e presumibilmente anche negli uomini.

Sebbene la religione sia considerata solitamente una struttura puramente culturale, potrebbe avere anche delle profonde radici psicotrope.

Sociologi, filosofi e antropologi hanno sempre guardato oltre l’aspetto spirituale per spiegare le origini delle religioni organizzate e il perché del ruolo fondamentale che esse hanno ancora in tutte le società umane.

La religione è innanzi tutto legata al concetto di comunità. Diversamente dai gruppi che si formano secondo vincoli di sangue, essa ha sempre fatto sì che individui estranei collaborassero e dipendessero gli uni dagli altri. In questo senso, ha sempre funzionato come forza aggregatrice in grado di unire gli individui più disparati e incoraggiarli a comportarsi in modo cooperativo gli uni con gli altri.

L’appartenenza alla stessa religione dà anche un’identità comune a persone che spesso provengono da paesi e continenti diversi. Ovviamente, quello spirito di comunità è stato imposto alla gente anche per cambiarne l’identità, che lo si volesse o no.

Chiunque abbia assistito a un bris (circoncisione), a una Prima comunione o a un matrimonio sa che le cerimonie religiose, dal battesimo ai funerali, sono sempre servite a marcare i momenti di passaggio della vita di un essere umano, cosa che la gente ama fare.

In alcuni, la religione allevia l’ansia perché risponde a quelle domande che sembrano non trovare risposta circa la morte, la vita nell’aldilà e il perché del nostro essere al primo posto nel mondo. La religione può anche essere di conforto durante i periodi difficili, rappresentando un luogo in cui trovare la speranza quando i tempi non lo permettono. In altre parole, la religione è spesso essenziale per il nostro benessere psicologico.

Il biologo evolutivo David Sloan Wilson dell’Università di Binghamton e altri ricercatori hanno anche sottolineato che la religione può essere adattativa. Se la collaborazione e l’identità di gruppo aiutano gli individui durante la loro vita e si tramandano a livello genetico, allora la religione è importante dal punto di vista evolutivo, anche se siamo noi gli artefici della sua creazione.
La ricerca recente, pubblicata sul giornale on line FASEB Journal (Federation of American Societies for Experimental Biology, Federazione delle Società Americane per la Biologia Sperimentale) il 2 maggio, indica che la religione, o almeno molti rituali religiosi, potrebbe avere un’altra funzione evolutiva e biologica. Assieme al supporto di gruppo, l’identità collettiva e il luogo in cui pregare quando i tempi sono difficili, alcune religioni distribuiscono anche piccole quantità di droghe psicotrope che aiutano la mente a trovar pace.
Dopo aver inalato dell’incenso, i gatti posti in situazioni difficili, come l’immissione in una piscina, restano calmi, liberi dall’ansia. Quando si trovano dinanzi a un altare, anche le persone avvertono lo stesso senso di pace che deriva sia dalle parole confortanti del prete sia dal profumo intossicante e in grado di alterare le funzioni del cervello propri dell’incenso.
In un’epoca caratterizzata da continue ansie, le religioni dei miracoli non funzionano; esse sono sia culturali sia biologiche.
Karl Marx affermò che la religione organizzata è “l’oppio dei popoli”, intendendo che essa intorpidisce le menti umane e le induce al piacere, ma questa potrebbe essere una cosa tutt’altro che negativa.
Traduzione a cura di: Paola Mas

NEURONI

perchè seguiamo le mode ? eccovi un'articolo in cui alcuni esperti cercano di spiegarci il perchè

Neuroni alla moda

È la combinazione di due meccanismi neurali a suggerirci di adattare il nostro comportamento a quello degli altri. Perché andare controcorrente potrebbe essere un errore

 Perché seguiamo le mode? Molto probabilmente per paura di sbagliare. Lo sostiene uno studio olandese guidato da Vasily Klucharev del F.C. Donders Center for Cognitive Neuroimaging, pubblicato su Neuron.

Klucharev e colleghi ipotizzano che alla base dell'istintiva tendenza a conformarsi ai comportamenti di un gruppo vi sia un meccanismo neuronale di “apprendimento rinforzato”, grazie al quale percepiamo una gratificazione nell'agire in una maniera reputata corretta. Inoltre, il conflitto fra la nostra opinione reale e quella degli altri stimolerebbe la parte del nostro cervello che ci aiuta a non commettere errori.

Grazie alla risonanza magnetica funzionale, i ricercatori hanno esaminato l'attività di due particolari aree del cervello di un gruppo di volontari, chiamati a esprimere un giudizio estetico su alcuni volti. In particolare, gli scienziati hanno indagato le funzioni del rostro del cingolato (Rcz), un'area che interviene nella gestione delle conseguenze delle azioni, e del Nucleo accumbens (NAc), una delle zone più antiche e profonde del nostro cervello, sede, fra gli altri, dei processi di anticipazione, rinforzo positivo (che dà la sensazione di gratificazione) e apprendimento sociale.

Al manifestarsi di un conflitto fra l'opinione del singolo e il giudizio del gruppo, l'attività delle zone Rcz e NAc è risultata simile a quella che si osserva quando si è in procinto di commettere un possibile errore.

“La tendenza a conformare il nostro comportamento a quello delle altre persone dipende dal meccanismo di apprendimento sociale ed è accentuata dall'attività neuronale che soprassiede alla valutazione delle conseguenze delle azioni”, spiega Klucharev: “Il nostro cervello cerca di impedire il più grave degli errori sociali possibili, ossia essere troppo differenti dagli altri”. (l.c.)

tratto da Galileo giornale di scienza e problemi globali

IMMORTALITA'

nuove scoperte e nuove speranze.........................

P21, la proteina dell’immortalità

La molecola rallenta la proliferazione, lasciando alle cellule tumorali il tempo necessario per riparare i danni a carico del loro Dna. La scoperta, fatta dai ricercatori italiani dell’Ieo, è pubblicata su Nature

 Il segreto dell’immortalità delle cellule staminali del cancro - quelle che lo alimentano e causano le recidive perché immuni ai chemioterapici - è stato svelato. Il loro punto di forza è la proteina p21 che ne rallenta la proliferazione, dando loro il tempo necessario per riparare i danni al Dna. In pratica, è come se queste cellule fossero in grado di ringiovanirsi indefinitamente: non invecchiano e, quindi, non muoiono. Bloccando la produzione di p21, però, è possibile renderle mortali e colpire il tumore alla radice.

La scoperta è italiana e la ricerca, condotta nei laboratori dell’Istituto europeo di oncologia (Ifom-Ieo) in collaborazione con le università di Milano e Perugia, è stata pubblicata questa settimana su Nature.

Le cellule - comprese quelle staminali non tumorali - invecchiano e muoiono perché accumulano danni ed errori a carico del Dna durante le divisioni cellulari. Per capire come mai questo non avvenga in una cellula staminale del cancro, i ricercatori hanno osservato cosa accade a una staminale “normale” quando si altera uno dei geni (oncogeni) che causano un tumore (in questo caso la leucemia mieloide acuta).

Lo studio ha svelato che gli oncogeni stimolano l’attività di un altro gene, detto p21 e, quindi, la produzione della proteina corrispondente, il cui effetto è quello di rallentare la proliferazione. In sostanza, queste cellule hanno molto più tempo delle altre di riparare i danni del Dna, e rimangono giovani e attive, immuni anche alle chemioterapie perché i farmaci riconoscono e colpiscono solo le cellule in rapida proliferazione.

Silenziando il gene p21, però, anche le cellule staminali del cancro cominciano ad accumulare danni a carico del Dna, quindi invecchiano e muoiono. “La nostra scoperta”, commenta Pier Giuseppe Pelicci, direttore scientifico del dipartimento di Oncologia sperimentale dell'Ieo e coordinatore dello studio, “mostra una via per eliminare le cellule staminali del cancro: bloccare i loro sistemi di riparazione del genoma. Nuovi farmaci che inibiscono il riparo del genoma stanno muovendo i primi passi della sperimentazione clinica nell’essere umano. Sapremo nei prossimi cinque o dieci anni quanto sono efficaci nella cura dei tumori”. (t.m.)

tratto da Galileo, giornale di scienza e problemi globali

MALARIA

nuove scoperte , nuove possibilità......ecco una novità che potrebbe essere utile a contrastare il ritorno della malaria

Il riscatto della zanzara

I batteri veicolati dagli insetti possono essere modificati per bloccare il Plasmodio, l’agente responsabile della malattia. Una ricerca italiana su Current Biology

 Le zanzare che trasmettono la malaria veicolano anche altri microrganismi. Per esempio batteri che, opportunamente modificati, possono contribuire ad arrestare la malattia. Una scoperta fatta da tre gruppi di ricerca delle università di Camerino e di Milano che, in futuro, potrebbe essere fondamentale per la messa a punto di una strategia da integrare a quelle adottate finora.

Sebbene pesticidi, insetticidi e zanzariere si siano rivelati sistemi abbastanza efficaci nel rallentare la diffusione della malattia, non sono comunque sufficienti ad eradicarla.

Il responsabile della malaria è un protozoo del genere Plasmodium ed è veicolato solamente dalle femmine di zanzara Anopheles, che lo trasmettono all’essere umano tramite puntura. Ma le zanzare ospitano ovviamente anche altri microrganismi. E, tra questi, il batterio Asaia potrebbe rivelarsi molto importante.

Finora si pensava che il batterio si trasmettesse solo per sessuale durante gli accoppiamenti degli insetti. Ma i ricercatori, coordinati da Guido Favia, Claudio Bandi e Daniele Daffonchio, hanno ora scoperto che questo batterio viene anche “passato in eredità” alla prole per via paterna. Utilizzando tecniche biomolecolari, gli scienziati sono infatti riusciti a colorare i microrganismi e seguirne il percorso dai padre ai figli.

La scoperta, riportata su Current Biology, è rilevante perché la trasmissione di microrganismi per via “verticale”, rara negli insetti, era sconosciuta nelle zanzare. Ma soprattutto perché può avere un’importante ricaduta sul controllo della malaria: inserire nel batterio farmaci o fattori con attività anti-plasmodio, per poi rilasciare i maschi di zanzara contenenti questo “batterio anti-plasmodio” nelle zone più a rischio, potrebbe rivelarsi una strategia efficace per il controllo della malattia. (i.n.)

tratto da GALILEO

AIDS on-line

questo articolo è molto interessante, vale la pena di leggerlo per capire come la mentalità nei confronti della malattia sia cambiata in questi tempi....il cancro fa più paura..... ci fa sentire tutti vulnerabili indipendentemente dallo stile di vita

L’Aids ai tempi di Facebook

Nei blog la malattia fa meno paura del cancro. Eppure è ben lontana dall’essere sconfitta. Una ricerca dell’Istituto Eikon presentata in occasione del Premio Tomassetti

 La diffusione della malattia non si arresta: ogni giorno in Italia si aggiungono all’elenco dei sieropositivi almeno dieci persone. E sono almeno 40 mila gli individui che hanno contratto il virus Hiv ma non lo sanno. Eppure, nonostante la persistente diffusione della malattia, la percezione del rischio Aids rimane bassa, anche sulla rete: lo rivelano i risultati della prima ricerca italiana sulla presenza del tema Aids sul Web 2.0, condotta dall’Istituto Eikon e resa nota in occasione della cerimonia di assegnazione del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti. Nella galassia di blog, forum e newsgroup frequentati da almeno 14 milioni di italiani, su 24 milioni di utenti complessivi della rete, della malattia si parla poco, e al di fuori dei forum specializzati, chi ne parla non si sente coinvolto o minacciato. A fare paura, invece, è il cancro: nel periodo gennaio-giugno 2008, nella blogosfera sono stati rilevati oltre 3.500 messaggi dedicati al tumore, contro i 600 che trattano di Aids o Hiv.

La ricerca è stata condotta dall’Istituto Eikon attraverso l’analisi di tutte le conversazioni significative apparse sui blog, forum e newsgroup italiani nei primi 6 mesi di quest’anno. E conferma anche sulla rete il calo di attenzione intorno al fenomeno Aids: “In generale nel web 2.0 l’Aids non emerge né come tema di attualità, né come area di allarme sociale intorno alla salute, né nei forum generalisti (corriere.it, repubblica.it) né in quelli di salute, dove le citazioni sono marginali”, commenta Cristina Cenci, ricercatrice dell’Istituto Eikon.

Un altro aspetto sottolineato dalla ricerca è il cambiamento del concetto di “categoria a rischio”: gli eterosessuali emergono come le principali vittime del contagio, non si parla quasi più di tossicodipendenti e gli omosessuali non sono rappresentati come i soggetti più esposti. “Ma la minaccia del virus diffuso tra i “normali” non si traduce in allarme o paura”, continua Cenci. Anzi, al contrario, secondo i naviganti quelli che possono ammalarsi sono sempre gli “altri”: sono in Africa, sono distanti, non condividono il nostro quotidiano sessuale.

E’ vero, commenta Stefano Vella, direttore Dipartimento del Farmaco Istituto Superiore di Sanità, grazie all’introduzione delle combinazioni di farmaci abbiamo ridotto la mortalità e il numero di casi di Aids. Ma le persone pensano, erroneamente, che sia un problema ‘risolto’, almeno nel mondo occidentale. Purtroppo è vero il contrario: il virus è ancora molto presente, anche se è meno visibile. Lo testimonia il numero di casi prevalenti, che è superiore rispetto a qualche anno fa”.

Scopo del premio intitolato al giovane giornalista scomparso nel 2007 è dunque quello di riaccendere l’attenzione, anche tra i frequentatori della rete, su una malattia che è ben lontana dall’essere definitivamente sconfitta. Nel corso della cerimonia di premiazione è stata infatti annunciata l’edizione 2009 del premio, che sarà aperta anche al mondo dei blog e dei social network.

I vincitori dell'edizione 2008
Andrea Vignolini nella categoria Agenzie e Quotidiani, autore de “Il grande dimenticato”, pubblicato su “Metropoli”;
Eros Fabrizi e Caterina Lucchini nella categoria Periodici per il servizio “25 anni di successi e fallimenti”, scritto per il Notiziario Chimico Farmaceutico;
Alessio Lasta nella categoria Radio e Tv per il servizio radiotelevisivo “Aspettando domani - Storia di Riccardo e Salvo”, trasmesso su Telelombardia;
Francesco Maggi nella categoria Web per “Figli senza virus” - Salus TV, Adnkronos.

BATTERI

sembra impossibile, ma il buon gusto dipende dai buoni batteri.....

l retrogusto dei batteri

La percezione di alcuni sapori si deve a microrganismi presenti nella bocca che trasformano le sostanze contenute negli alimenti in composti volatili

 Senza i batteri non potremmo percepire molti odori e sapori, in particolare quelli che lasciano il cosiddetto retrogusto. Molte sostanze contenute nei cibi, per noi insapori e inodori, sono infatti trasformate da alcuni batteri anaerobi presenti nella bocca in composti dello zolfo (tioli). Solo a reazione chimica avvenuta diventerebbero percepibili al gusto e all’odorato. Lo confermano i risultati di una ricerca pubblicata sul Journal of Agricultural and Food Chemistry e condotta dalla Firmenich SA, un’industria chimica svizzera specializzata nella produzione di essenze per profumi, alimenti e cosmetici.

Lo studio è stato effettuato su un gruppo di 30 persone a cui sono stati fatti annusare alcuni campioni di composti presenti in alimenti comuni come uva, cipolle e peperoni. I test hanno mostrato che l’odore dei campioni veniva percepito solo dopo 20-30 secondi e persisteva per circa tre minuti. L’analisi chimica di campioni di saliva delle persone coinvolte nell’esperimento ha dimostrato che è proprio l’intervento dei batteri, insieme alla capacità della saliva di trattenere le sostanze, che determina l’effetto ritardato e la persistenza. Ovvero quelle caratteristiche che danno luogo al retrogusto. Vari metodi di indagine di laboratorio, fra cui la cromatografia liquida ad alta e ad altissima risoluzione (Hplc e Uplc) e la risonanza magnetica nucleare, hanno permesso di identificare la presenza nella saliva dei vari composti in seguito all’esposizione ai diversi alimenti: “La bocca agisce come un reattore”, spiegano gli autori dello studio, “ed è la sua capacità di trattenere i tioli liberi che modula la durata della percezione degli aromi”. (s.s.)

FIANCHI LARGHI

sembra una battuta, ma l'articolo che vi propongo sembrerebbe dire che per una grande l'intelligenza ci vuole c....lo

Fianchi larghi, cervello fino

L'analisi del primo bacino di femmina di Homo erectus ritrovato integro mostra che i piccoli nascevano con un cervello già sviluppato

 A differenza delle altre scimmie, gli esseri umani dipendono dai propri genitori per un lungo periodo di tempo dopo la nascita. Ma quando è cominciata a evolversi questa “lunga infanzia”? La conformazione del primo bacino fossile di femmina di Homo erectus ritrovato integro, risalente al Pleistocene inferiore (1.8-0.78 milioni di anni fa), fornisce un nuovo indizio.

I frammentari reperti ossei finora ritrovati hanno fatto supporre che le femmine di questa antica specie di nostri antenati avessero un bacino stretto. Questo implicava che i bambini nascessero con un cervello relativamente piccolo (e, quindi, ancora poco sviluppato), altrimenti la testa troppo grande del neonato non sarebbe passata attraverso il canale del parto. Una caratteristica che nel mondo animale si ritrova solo negli ominidi e che rende noi esseri umani completamente dipendenti dagli altri per molto tempo dopo la nascita. Secondo i paleontologi questo è probabilmente è il prezzo da pagare per l'acquisizione della postura eretta. I fossili di ossa pelviche finora studiati avevano fatto supporre che la dipendenza dalle cure parentali per la sopravvivenza - la lunga infanzia - fosse una caratteristica sviluppata già a partire dagli erectus.

Ma l'analisi del nuovo reperto ritrovato a Gona (Etiopia), pubblicata oggi su Science, mette in dubbio questa ipotesi. La sua forma suggerisce infatti che i bambini di questa specie avessero un cervello più grande del 30 per cento di quanto supposto, e una velocità di crescita prenatale del cervello simile al nostra. La velocità di sviluppo del cervello e del corpo postnatale sarebbe invece stata più simile a quella degli scimpanzé.

Secondo i ricercatori della Utrecht University (Paesi Bassi) che hanno condotto lo studio, il fatto di partorire bambini con un cervello grande, e non l'adattamento alle condizioni ambientali, sarebbe stata la spinta primaria per la conformazione del bacino femminile degli erectus. I risultati rivelano infatti che la pelvi non presentava adattamenti locomotori alla corsa su lunga distanza o all’ambiente tropicale semi-arido come ipotizzato in precedenza. Le caratteristiche morfo-anatomiche suggeriscono, piuttosto, un adattamento ad ambienti di tipo temperato e capacità di corsa simili alle nostre. Gli individui di Homo erectus, il primo ad uscire fuori dall’Africa, presentavano probabilmente una variabilità anatomica maggiore di quella di Homo sapiens, legata ai diversi ambienti colonizzati nel corso delle migrazioni. (i.n.)

SANITA' LOMBARDA

ho comprato un oggettino utile, in edicola a soli 7,50 euro è in vendita un lettore di tessera sanitaria, installarlo sul pc è facilissimo, sul cd accluso c'è una piccola presentazione guidata del prodotto che ne illustra il funzionamento e dà la possibilità di installare un programmino che ci consente di navigare ed interagire con tutti gli organi regionali,

una volta collegato ed installato si inserisce la tessera e si digita il PIN , fatto questo si entrerà nel sito della regione e si potranno richiede appuntamenti per le visite mediche, stampare molti certificati , nascita , residenza ecc.ecc. ed infine si ci si potrà informare su concorsi, news ed informazioni di ogni genere........

è un oggettino utile che mi farà risparmiare un bel pò di tempo......

VITA SOCIALE

Vittorie e insuccessi provocano sensazioni più forti se sono di pubblico dominio. Così il contesto sociale influenzerebbe le nostre scelte

 In che modo gli altri influenzano le nostre scelte? Rispetto a quando siamo soli, la presenza di altre persone, e dunque la competizione, ci fa vivere emozioni più intense sia nel caso in cui scegliamo l’alternativa migliore, sia se falliamo miseramente. È la conclusione di un gruppo di economisti e neuroscienziati dell’Università di Lione, di Trento e del Minnesota, che pubblicano oggi il loro studio su PLoS One.

I ricercatori hanno organizzato una sorta di lotteria in cui ogni partecipante doveva scommettere su un particolare esito. Durante tutto l’esperimento venivano registrati il battito cardiaco e la conduttanza della cute (una misura del passaggio di corrente favorito o meno dalle condizioni fisiologiche della pelle), che rivelano l’intensità di un’emozione provata. Confrontando i due casi, quello in cui i partecipanti giocavano da soli e quello in cui giocavano sotto lo sguardo di altri, gli autori hanno notato che le risposte emotive sono più forti nel contesto sociale. Ma non solo. Quando si gioca individualmente, il rimpianto per non aver scelto l’alternativa giusta è più intenso della gioia per la vittoria. In presenza degli altri, invece, avviene il contrario: il sentimento che scaturisce dal vincere (chiamato gloating, la felicità per la perdita altrui) supera, per intensità, il sentimento di invidia che si prova per aver perso.

Secondo i ricercatori, l'effetto che il giudizio degli altri ha sul modo in cui valutiamo gli esiti delle nostre scelte (e quindi sulle decisioni stesse) può essere spiegato guardando al passato remoto della nostra specie. Quando si è soli perdere potrebbe costare molto, anche la vita stessa. All'interno di un gruppo, invece, conterebbero di più i riscontri positivi (sessuali e alimentari) che si ottengono con i successi. (a.g.)

ILLUSIONI OTTICHE

A muoversi è l'occhio

L'inganno dipende da impercettibili e involontari moti del nostro bulbo oculare, non dal cervello. La conferma da uno studio su Pnas

 Fissiamo un disegno geometrico e dopo poco cominciamo a vedere le linee muoversi. Indubbiamente si tratta di un'illusione ottica. Ma da cosa dipende? I responsabili sembrano essere impercettibili e involontari movimenti - detti microsaccadi - che i nostri occhi compiono quando manteniamo lo sguardo fisso su un punto. Lo confermano gli esperimenti effettuati da un gruppo di neuroscienziati del Barrow Neurological Institute (in Arizona, Usa), riportati in un articolo su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).

Lo scopo di questi movimenti non è ancora stato compreso, ma per Susana Martinez-Conde, che ha condotto lo studio, le microsaccadi forniscono la spiegazione a celebri effetti ottici, come quello dell'“L’Enigma”, disegnato dall'illusionista Isia Leviant nel 1984.

I ricercatori hanno registrato e analizzato i movimenti oculari - fino a 500 al secondo - compiuti dagli occhi di tre persone mentre fissavano la famosa immagine. I volontari dovevano premere un bottone quando l’effetto ottico sembrava diminuire o interrompersi, e lasciarlo quando invece il movimento apparente del disegno sembrava essere più veloce. Martinez-Conde e colleghi hanno così trovato che l'illusione ottica viene percepita maggiormente quando le microsaccadi hanno un ritmo più veloce, mentre diminuisce o svanisce quando i movimenti rallentano o sono assenti. Lo studio consente di archiviare le teorie precedenti, secondo cui il cervello sarebbe stato il solo responsabile delle illusioni ottiche. (e.r.)

SOLITUDINE FREDDA

Soli fa freddo

Quando si è esclusi la temperatura percepita si abbassa. Lo indica uno studio su Psycholgical Science

 Una persona “gelida” potrebbe davvero darci una sensazione di freddo. Le metafore che usiamo tutti i giorni per riferirci a individui poco socievoli, infatti, sarebbero più reali di quanto pensiamo. Almeno questa è l’idea di Chen-Bo Zhong and Geoffrey Leonardelli, psicologi della Rotman School of Management dell’Università di Toronto. In uno studio pubblicato su "Psychological Science", i due ricercatori ipotizzano un legame molto stretto tra la percezione della temperatura e lo stato psicologico: vivere socialmente isolati o in un ambiente non accogliente, provocherebbe una sensazione, anche fisica, di freddezza.

I ricercatori hanno testato la loro teoria con due esperimenti. Nel primo, a due gruppi di volontari è stato chiesto, rispettivamente, di ricordare un’esperienza di esclusione e di inclusione sociale che avevano vissuto - per esempio, essere accettati o meno in un club. Durante questa fase è stato chiesto a tutti quale fosse secondo loro la temperatura della stanza in cui si trovavano, con la scusa di lavori all’impianto di riscaldamento dell’edificio. La temperatura indicata è stata davvero variabile: tra i 12 e i 40 gradi centigradi. E chi ricordava esperienze di esclusione percepiva più freddo.

Nel secondo esperimento, invece, i volontari giocavano a lanciare un pallone in una simulazione al computer. Alcuni di loro, però, erano sistematicamente esclusi dal gioco, mentre altri ricevevano molto spesso la palla. Subito dopo, è stato chiesto loro se avrebbero preferito cibi e bevande caldi o freddi. Gli esclusi prediligevano bibite e alimenti molto caldi, quasi a voler compensare la sensazione di freddo percepita a causa dell’esclusione subita.

Questi risultati, secondo gli autori, potrebbero aprire nuove strade nello studio delle depressioni stagionali. Diverse ricerche, infatti, dimostrano che in inverno le persone sarebbero più facilmente influenzate da sentimenti negativi. (e.r.)

CANCRO NUOVE SCOPERTE

Un ruolo per l'Rna messaggero

Ai fattori che causano il cancro già noti si aggiunge una molecola di mRna ibrido. Un meccanismo del tutto nuovo scoperto da ricercatori italiani

 Tra le cause dell’insorgenza dei tumori va contato anche un particolare Rna messaggero ibrido, chiamato Cyclin D1-Trop2. La scoperta di un meccanismo di oncogenesi finora sconosciuto si deve ai gruppi di ricerca dell’Università Gabriele d’Annunzio e del Consorzio Mario Negri Sud, che hanno pubblicato oggi i risultati del loro studio su Cancer Research.

L’Rna messaggero è una molecola necessaria per costruire le proteine. Quello studiato dai ricercatori è stato isolato in cellule cancerose umane trovate nei tumori della mammella e delle ovaie, e viene sintetizzato in seguito alla fusione di due geni (da cui l’aggettivo ibrido): Ciclina D1, regolatore della duplicazione delle cellule, e Trop2, scoperto proprio dagli stessi scienziati lo scorso anno e legato alla formazione delle metastasi. L’Rna ibrido in questione è capace di trasformare, in vitro, cellule normali in cellule cancerose, e di indurre, in vivo, la loro crescita aggressiva. Se la sua attività viene bloccata, invece, lo sviluppo del cancro della mammella si arresta. I ricercatori hanno anche trovato che Cyclin D1-Trop2 lavora in cooperazione con una famiglia di oncogeni (Ras) già conosciuta e che è espresso nella maggioranza dei casi di tumore a intestino, ovaie, rene e utero.

“Il tumore è comunemente associato a un’alterazione del genoma, ma in questo caso siamo di fronte a un meccanismo completamente nuovo”, sottolinea Alexander Eggermont, presidente della European CanCer Organisation (Ecco), commentando la ricerca italiana”. La molecola ibrida, infatti, rende più stabile l’Rna messaggero per il gene Ciclina D1, causando una sua espressione alterata e il conseguente sviluppo del cancro. “I possibili sviluppi di questa ricerca sono molto promettenti”, continua Eggermont: “La scoperta apre la strada a nuovi bersagli per le terapie contro i tumori, ma anche a nuovi paradigmi per la prevenzione e la diagnosi”. (a.g.)

INNAMORAMENTO

Roma, 8 set. (Adnkronos Salute) - Se qualcuno l'avesse detto a Cyrano de Bergerac, forse la sua storia con Rossana sarebbe finita diversamente. Eppure, la formula magica per essere amati è dire semplicemente 'mi piaci' alla persona che ci interessa. E il gioco è fatto: ai suoi occhi appariremo subito più attraenti, nonostante i nostri difetti fisici. Lo dimostra uno studio condotto da psicologi dell'università di Aberdeen (Gb), che apparirà sulla rivista 'Psychological Science' e che sarà presentata al BA Festival of Science, in corso a Liverpool fino all'11 settembre.

La ricerca, che ha coinvolto 230 fra uomini e donne, ha dimostrato che l'apprezzamento manifestato a parole, o anche con sorrisi e sguardi molto diretti dai pretendenti, li fa magicamente apparire più 'appetibili' agli occhi di chi viene corteggiato. In pratica a interesse esplicito corrisponde, se non un sì assicurato, almeno più chance di riuscita nell'impresa amorosa. Un fenomeno sociale evidenziato da un esperimento altrettanto semplice: a tutti i partecipanti allo studio sono state mostrate fotografie di persone in diversi atteggiamenti. Alcuni sorridevano e sembravano ammiccare, altri apparivano assolutamente seri e poco interessati.

Dopo aver domandato ai volontari quali persone sembrassero più attraenti, la maggior parte ha risposto indicando i personaggi che mostravano più 'interesse' nei confronti di chi li guardava. "E' come se imparassimo a 'quotare' la nostra attrattività - sottolineano gli esperti - attraverso il comportamento degli altri nei nostri confronti: è apparsa evidente la preferenza che le persone manifestano nei confronti di uomini o donne per così dire del loro 'livello', cioè con un carico di sex appeal e bellezza simile a quella che loro pensano di avere".

sabato 12 giugno 2010

ABBRONZATURA FACILE

Ottenere una bella abbronzatura si può...

Oltre ad utilizzare un protettivo solare adeguato, basta seguire alcuni semplici accorgimenti:
Esporsi in modo graduale: nei primi giorni di vacanza al mare è opportuno abituare progressivamente la pelle al sole. L'abbronzatura superficiale dei primi giorni è dovuta alla riserva di melanina già disponibile ed è destinata a sparire rapidamente e solo dopo circa una settimana comincia a formarsi un'abbronzatura duratura.
Non si può stare al sole quando e quanto si vuole: ricordarsi che i momenti migliori per abbronzarsi il mattino fino alle 11 e il tardo pomeriggio. Evitare le ore più calde della giornata (dalle 12 alle 15).
Stare in movimento: in questo modo le radiazioni solari si distribuiscono omogeneamente su tutto il corpo.
Dopo un bel bagno è gradevole asciugarsi al sole; attenzione però, l'effetto-lente delle goccioline di acqua sul corpo può favorire le scottature e la disidratazione.
Attenzione anche alla dieta. Alimenti ricchi di vitamine sono in grado di fornire alla pelle la giusta idratazione: la vitamina C (che si trova in abbondanza in peperoni, agrumi e kiwi), la E (uova e broccoli) e la A - betacarotene (vegetali a polpa rossa o gialla). Gli integratori alimentari a base di betacarotene contribuiscono a conferire un piacevole colore dorato, anche se non forniscono protezione nei confronti delle radiazioni ultraviolette.
Autoabbronzanti, si o no? Gli autoabbronzanti risultano essere un buon alleato per gli appassionati della tintarella: consentono infatti di ottenere una buona pigmentazione cutanea, seppur destinata a scomparire nell'arco di 2 o 3 giorni, in poche ore e in assenza di sole. Ottimi dunque per i primi giorni, quando ancora la pelle non è abbronzata, in quanto consentono di esibire una bel colore dorato, ma anche una volta rientrati in città, per conservarlo più a lungo. Attenzione: gli autoabbronzanti non conferiscono alcuna protezione nei confronti delle radiazioni ultraviolette.
E infine il doposole: dopo l'esposizione la pelle deve essere idratata perché si mantenga elastica. Una crema idratante o un prodotto doposole (che contiene sostanze rinfrescanti e lenitive) assolvono questo compito, tenendo tuttavia presente che la pelle si rinnova continuamente, eliminando gli strati superficiali, per cui l'abbronzatura è destinata prima o poi a scomparire.